il basket, a Pesaro e dintorni, è indissolubilmente legato al suo marchio.
Ma Valter Scavolini, presidente onorario della U.S. Victoria Libertas Pesaro Basket, l'instancabile ideatore di questa mitica storia, ci suggerisce la sua strada per riportare il basket ad una migliore gestione e maggiore popolarità. "Bisognerebbe ricreare un nucleo di giocatori che si identificano in una città, nel colore di una maglia. Ricreare quell'entusiasmo degli anni d'oro del basket e puntare sul settore giovanile"
Quando si è avvicinato allo sport e quale la sua esperienza, ad oggi, in questo settore?
Il mio legame con lo sport nasce nel 1975. Per i primi anni il mio contributo è stato prettamente sul versante della sponsorizzazione, per poi diventare co-proprietario. Dall’82 sono diventato proprietario al 100 per cento e per qualche anno ho coperto la carica di Presidente, vincendo, in tale veste, due scudetti.
Come ha vissuto e quali le sue impressioni rispetto al passaggio dal dilettantismo al professionismo con la Legge Bosman, che ha regolato giuridicamente i rapporti di lavoro tra società e atleti?
La legge del ‘95, con l’inquadramento dei giocatori come dipendenti, ha portato un aumento generale dei costi e non solo. Venendo meno il diritto sul cartellino, si perde anche quel rapporto diretto e di continuità con gli atleti. Non esiste più l’identificazione con la squadra, con la città, con i suoi colori, come poteva accadere ai tempi di Costa, Magnifico ed altri, quando vestivano la casacca biancorossa; anche il pubblico perde di conseguenza quel nucleo forte nel tempo, lo zoccolo duro che fa crescere la fedeltà nel tifoso e non trova più quegli elementi di identificazione, che contribuiscono a farlo sentire parte integrante.
Come ritiene si possa superare l’empasse nel collocare gli atleti allo stesso tempo al rango di professionisti, ma considerati economicamente come dipendenti?
Io ritengo che il sistema dovrebbe cambiare, altrimenti le società non riusciranno a supportare il peso economico. Bisognerebbe ritornare ad usare molto di più i giocatori italiani e ad avere in squadra un paio di stranieri, bisognerebbe ricreare un nucleo di giocatori che si identifichino in una città, nel colore di una maglia, nel nome di uno sponsor. Bisogna ricreare quell’entusiasmo degli anni d’oro del basket e puntare sul settore giovanile che, per quanto renderebbe le società meno competitive a livello europeo, risulterebbe uno strumento utile per abbattere i costi, favorendo comunque la competitività sul mercato nazionale. Per competere in Europa bisogna tenere i costi dei giocatori più bassi, con un inquadramento equiparato a quello degli altri paesi, come la Russia e la Turchia. Bisogna ripartire dal vivaio, però ridimensionando le pretese delle giovani promesse. Questo vale per il basket e per la pallavolo.
Ritiene che gli investimenti, fatti nel tempo, abbiano creato anche un ritorno positivo per l’attività imprenditoriale sia a livello di immagine che di fatturato?
L’impostazione sul lungo periodo dà i suoi risultati. Il nostro marchio è legato al basket da 36 anni, beneficiando di un buon ritorno d’immagine soprattutto nei periodi in cui la squadra si è mantenuta ai vertici.
Alla base di questa scelta c’è una forte passione per lo sport, per la squadra, per la città. Ritiene che tale scelta potrà essere condivisa e portata avanti anche dalle generazioni future?
Il territorio ha un tessuto industriale importante; nel tempo si sono affiancati a noi nuovi sponsor, come Siviglia e IFI, ma la continuità può sussistere nel momento in cui si ridimensionano i costi, altrimenti, oltre la passione, il ritorno non vale l’investimento.
Per quanto riguarda gli impianti, potete fregiarvi di un palazzetto, l’Adriatic Arena, polivalente e con una grande capienza. In un momento storico in cui si parla molto di stadi avete in progetto investimenti, per creare ex novo nuove strutture o ampliamenti delle vecchie?
Il palazzetto, inaugurato nel 1996, è una struttura avveniristica e polifunzionale: ha una capienza di oltre 10.000 posti a sedere e si offre come location ideale per le partite casalinghe del Basket Pesaro. Per il volley, che anche ci ha portato belle soddisfazioni e diversi scudetti, viene utilizzato un vecchio palace, di dimensioni più ridotte, sul quale esistono progetti di ristrutturazione, per la messa in sicurezza e che, se realizzati, vedrebbero tale struttura diventare la "Casa del Volley".
Fonte: Sponsor.net
Link: http://www.sponsornet.it/interviste/gli-sponsor/ricreiamo-l-entusiasmo-per-il-basket.html
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Giovedì 19 Maggio 2011 14:42
Scavolini: "Adesso ricreiamo l'entusiasmo per il basket"
Scritto da Redazione MSTrentasei anni nel basket come sponsor, ma anche come proprietario e presidente, accompagnati dalla crescita di un'azienda importante del made in Italy. La Scavolini costituisce, per la sua longevità, un caso unico nel panorama delle sponsorizzazioni sportive...
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- Categoria: Business
- Sottocategoria: Intervista
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