A San Siro, di fronte ai tifosi interisti, prende platealmente a calci nel sedere il compagno di squadra D'Amico, reo di non aver rincorso Sandro Mazzola. All'Olimpico, dopo un gol nel derby, corre ad esultare puntando l'indice contro i tifosi romanisti imbufaliti. Al San Paolo, prima di Napoli-Lazio, saluta il pubblico di casa mostrando le corna e scatenando di conseguenza un putiferio. Contro il Verona impone a tutti i compagni di restare sul campo, senza andare negli spogliatoi per l'intervallo, in attesa degli avversari perché la Lazio è in svantaggio per 1-2: nel secondo tempo vincerà 4-2...
Ma l'episodio più clamoroso, rimasto indelebile nella memoria collettiva, risale ai Campionati Mondiali del 1974: Chinaglia ha appena vinto lo scudetto con la sua Lazio e si è laureato anche capocannoniere con 24 reti; pochi giorni dopo riceve la convocazione per andare in Germania per la rassegna iridata. Oltre a lui, sono solo due i laziali ad essere convocati: Re Cecconi e Wilson. "Giorgione" non ci sta: "Non capisco come la Lazio, campione d'Italia, possa essere rappresentata da soli tre giocatori... pazzesco". La squadra azzurra sulla carta è fortissima, viene da una lunga imbattibilità, ma lo spogliatoio è spaccato, diviso tra senatori e nuove leve. Chinaglia, coerente col proprio modo di essere, se ne infischia ed ogni occasione è buona per dire ciò che pensa senza mezze misure, rilasciando interviste di fuoco in un ambiente già alquanto bollente. La diplomazia non è certo la sua dote migliore...
Sabato 15 giugno '74, in questo clima, si arriva a giocare a Monaco di Baviera la prima gara contro l'Haiti, squadra che non dovrebbe rappresentare un problema. Chinaglia è in campo dal primo minuto, l'Italia gioca malissimo e anche lui si perde nella mediocrità generale. A inizio della ripresa un contropiede di Sanon porta incredibilmente in vantaggio i caraibici. Per un po' torna l'incubo della Corea. Fortunatamente arrivano prima il pareggio e poi il vantaggio italiano nel giro di 18 minuti. Giorgio ha un evidente calo fisico, e al 69' Valcareggi lo richiama in panchina per sostituirlo con Anastasi. Apriti cielo: le telecamere inquadrano "Long John", incazzato nero, uscire dal campo. Poco prima di arrivare sulla pista di atletica senza guardare in faccia il Commissario Tecnico, con la mano fa come il segno di scacciarlo e poi parte un "vaff..." in diretta mondiale, il primo"labiale"della storia. Per la cronaca vinceremo 3-1, ma di questo non frega niente a nessuno. Il "vaffa" monopolizza tutto. La scena fa il giro del mondo in pochi minuti. Negli spogliatoi l'attaccante azzurro sembra Attila, rompe in terra tutte le bottiglie che trova e ci vogliono molte persone per farlo sbollire.
Sentite il ricordo di Sandro Mazzola: "Eravamo in albergo, un grande albergo immerso in un grande parco. Era sera, io leggevo in camera quando bussò Valcareggi per chiedermi se avessi visto Chinaglia. Girammo tutte le stanze, niente. In un attimo ci trovammo con i compagni in giardino per cercarlo: Giorgio si era addormentato sotto un albero".
Ormai il fatto è di dominio pubblico. I giornali, all'indomani, escono con titoli di fuoco contro di lui. I dirigenti della Federazione vorrebbero cacciarlo via già la sera stessa e Giorgio li sfida affermando di essere ben contento di andarsene; ma infine il buon senso per fortuna prevale. Ci vuole addirittura l'intervento del tecnico biancoceleste Maestrelli, una sorta di padre adottivo, arrivato in aerotaxi da Roma, l'unica persona che Chinaglia sia disposto ad ascoltare: infatti, riesce a farlo ragionare. "Giorgione" si scusa in un'imbarazzante conferenza stampa messa su in fretta e furia dallo staff della Nazionale, ma la frittata è servita: l'Italia viene clamorosamente eliminata al primo turno e la sua carriera in maglia azzurra è finita. Dopo il mesto ritorno a casa, alla ripresa del campionato, per Chinaglia ogni trasferta sarà una bordata di ingenerosi fischi e pesanti insulti da parte dei tifosi avversari che non gli perdoneranno mai le vicende di quel Mondiale nato male e finito peggio. Alleghiamo la sintesi di quella partita col commento RAI di Nando Martellini.
Link:
Pagina Wikipedia di Giorgio Chinaglia: http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Chinaglia
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Mercoledì 04 Aprile 2012 16:09
In ricordo di "Long John": quel "vaffa..." che fece il giro del mondo
Scritto da Lorenzo FabianoI ribelli di casa nostra: sull'onda di George Best, insieme al veronese Gianfranco Zigoni, Giorgio Chinaglia con quei basettoni è senza dubbio la figura simbolo del Calcio degli Anni Settanta, interprete di un mondo che le rigide regole del marketing hanno mandato in soffitta, tra gli impolverati scaffali dei ricordi. Guascone, burbero, trascinatore, attaccabrighe, è il leader, la bandiera con un cuore grande così della Lazio di Tommaso Maestrelli, quella dello scudetto del 1974. Classico centravanti, potente ed impietoso, entra in area palla al piede e segna di prepotenza. E' tanto forte in mezzo al campo, quanto provocatore ed irriverente fuori. I codici del "politically correct" non fanno per lui... Esempi?
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- Categoria: mentalitasportiva.it
- Sottocategoria: Dementialità Sportiva
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Dementialità sportiva
Da Lorenzo Fabiano
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