Si è parlato di contratti sportivi, rinnovo dell’accordo collettivo dei calciatori, il problema della fiscalità dei giocatori in Italia e all’estero, ma soprattutto di numeri riguardo l’indebitamento della Serie A, stimato in 2,6 miliardi, in crescita del 14 per cento rispetto all’anno precedente: dati che pesano sul bilancio delle società di Calcio, così come ha correttamente riportato il Direttore Uva durante la propria esposizione.
Di fronte a questi numeri, durante il dibattito è emersa la necessità per le società di Calcio italiane, così come è stato ribadito più volte dal presidente del club capitolino Lotito, di diversificare i propri introiti, oltre che aumentarli, approvando certamente in tempi brevi una riforma globale del “sistema Calcio” in pieno rispetto con la normativa comunitaria, capace di indurre i club professionistici e non ad investire il proprio patrimonio per la valorizzazione del sistema Calcio.
Si auspica, difatti, come ribadito anche dal gran capo della Lazio, in tempi brevi una legge sugli stadi che renda gli impianti sportivi sostenibili, reinvestendo così i capitali nei settori giovanili, e capitalizzando i diritti tivù che, ad oggi, rappresentano il 48 per cento dei ricavi del Calcio professionistico. Lo sport italiano del pallone gode di ottime risorse, che al momento, però, non sono ancora state sfruttate.
Lo sport è passione, forza, competitività per raggiungere l’obiettivo comune del maggior successo, e in questo i club, professionistici e no, vanno aiutati ad investire in uno sport più sostenibile, capace di generare risorse nel rispetto di un "Fairplay Finanziario" così come auspicato dal Presidente della UEFA, Michael Platini.
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