Quello fu l’inizio di una leggenda che narra la storia di un biologo di nome Antonio, che ha scelto di “toccare con i piedi” il suolo, quel suolo conosciuto sui libri e diventato, poi, il suo più grande spartito per ri-leggere la propria vita. Soltanto entusiasmo, grinta, determinazione. La geografia itinerante dell'"Uomo che cammina a piedi nudi” è incominciata qui per poi portarsi fino alle vette di Cortina e, nel 2003, oltrepassare i confini fino al Monte Sinai. E poi l’Africa, sul Kilimanjaro a quota 5.895 metri, una bella visuale del mondo da lassù. E ancora il Cile, la Bolivia, i vulcani, i laghi salati e i deserti e molti altri luoghi ai confini del mondo e delle civiltà. Sempre rigorosamente scalzo. “Non ho fatto nulla di speciale – dice "Tom Perry" – mi sono semplicemente tolto le scarpe”.
La sua semplicità è disarmante. “In questo gesto sta il messaggio metaforico della felicità, quella vera, quella che non vuole possedere, ma essere, in un mondo che chiede di apparire e di correre, correre veloce. “Se dovessi disegnare questo decennio che mi ha portato a conoscere luoghi, popoli, costumi, culture e religioni, traccerei tre grandi cerchi. Il primo, lo chiamerei 'Sfida', quella che dal 2002 al 2005 circa mi ha condotto in Italia e oltreoceano a competere con me stesso e con i giganti della terra. Ero assetato di perfomance. Volevo osare. Il secondo cerchio lo chiamerei 'Spiritualità' perché contiene l’esigenza sempre più profonda di andare oltre la sfida e capire il motivo di questo mio agire, tanto insolito agli occhi degli altri, quanto irrinunciabile per me. Il pensiero corre veloce al 2006. Decisivo l’incontro con il Dalai Lama a Dharamsala, in India. La scalata più importante, quel giorno, l’ho fatta dentro di me. Ho aggiunto un pezzo fondamentale all’itinerario della mia anima, traendolo dai profili del mondo esterno. Il tocco del maestro sulla mia spalla – procede "Tom", commosso – mi ha provocato dei tremori. Li ricordo ancora oggi, rievocando le sue parole: 'La pace non si costruisce sventolando la bandiera in piazza. La pace devi crearla nel tuo cuore'. Un grande monito a recuperare l’umiltà e i valori antichi dell’uomo con la “U” maiuscola. “Il terzo cerchio è quello della 'Ricerca'", prosegue l'insolito sportivo.
L’uomo dai piedi di acciaio vuole sapere la verità e parte da un grande mistero che ci sta tenendo tutti in ansia: la profezia dei Maya che non ci abbandona, tra sarcasmo e ironia, e ci fa sfogliare il calendario, segnando di rosso e con un punto di domanda il 21.12.2012: che cosa succederà? “Ho realizzato il mio decimo documentario in Guatemala dove mi sono recato, nel febbraio 2011, per salire sul vulcano Tajumulco, a quota 7.000, dove lo scenario sembra irreale. La montagna più alta di tutto il Guatemala e del Centro America. 4.220 metri di roccia lavica. Un paesaggio quasi apocalittico. Volevo scoprire cosa si celasse dietro questa profezia. E lassù, un altro memorabile incontro, questa volta con lo Sciamano. Porto parole di rassicurazione perché la temuta fine del mondo è simbolicamente intesa come la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo percorso dell’Uomo, che sarebbe già incominciato. L’Uomo - prosegue "Tom Perry" - ha bisogno di fermarsi. L’umanità ansima, come un atleta che, a pochi passi dal traguardo, si accorge di avere oltrepassato i propri limiti e arranca. Guarda il traguardo e ha due scelte: fare un ultimo scatto e arrivare oppure fermarsi e ripercorre gli ultimi metri a una velocità diversa. Questo ultimo tratto è quello che l’Umanità deve attraversare per recuperare la propria integrità spirituale”.
Forte il suo impegno nel sociale, che lo vede grande sostenitore e promotore in prima persona del “Progetto Eritrea” in collaborazione con l'Associazione "Il Tucul" (Vallarsa, Trento) che da anni opera in Africa, compiendo opere di grande impegno quali pozzi per l’acqua, elettrodotti, ponti, costruzioni per ambulatori e centri di lavoro, lavori agrari e quant’altro. Sceso come testimonial nel 2010, lo colpì il paese di Ferheim sugli altopiani eritrei, isolato da qualsiasi forma di civiltà. In questo piccolo paesino sperduto tra le montagne, ci sono circa un centinaio di bambini e ragazzi che non hanno un luogo di ritrovo e ha pensato di aiutare un povero sacerdote che vive in quel luogo, per costruire una baracca solida come oratorio, fornendo inoltre un gruppo generatore (che è già stato spedito) per illuminare e dare un po’ di luce a quelle notti buie interminabili. Quella del “Tucul” è una delle ultime associazioni che riesce ancora a lavorare in quei luoghi, dove molte ONG sono state eliminate e non possono più ritornare.
“Non è stato facile stare vicino a mio marito, lo ammetto", racconta, con estrema gentilezza la moglie Marina. "All’inizio è stata dura. Oggi posso dire che condividere i suoi obiettivi è davvero interessante”. Le chiediamo se si è ritrovata con un uomo diverso da quello sposato ben ventisette anni fa e lei risponde: “Non ho ritrovato un uomo diverso. 'Tom' ha soltanto focalizzato meglio le sue potenzialità e, insieme, abbiamo rafforzato le reciproche personalità, completandoci a vicenda. I nostri tre figli sono la prova più importante della nostra unione”.
Interviene lui, dicendo: “Sa che cosa le dico? Che è più difficile fare il padre che essere 'Tom Perry' a piedi nudi sulle montagne”. Un uomo che ha tolto le scarpe, ma si è vestito di una nuova ricchezza interiore che i libri non insegnano. Una grande mentalità sportiva, anzi insolita mentalità sportiva. Una passione e una vocazione alla scoperta dell’animo umano attraverso i grandi palcoscenici naturali che sfiorano il cielo.
Link: http://www.tomperry.it






