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Lunedì 16 Aprile 2012 10:32

Quei ventitré Comuni interamente rinnovabili, ma non troppo italiani

Scritto da  Gabriele Testi
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La copertina del rapporto di Legambiente sulla sostenibilità La copertina del rapporto di Legambiente sulla sostenibilità



“Il cappello sulle ventitré”. Con qualche sconfinamento osé o concessione ad atmosfere da night club, compresi eleganti forme di nudo integrale, il programma voluto da Alberto Argentini, con la direzione musicale di Aldo Buonocore e la regia di Mario Landi, andò in onda sul secondo canale della RAI dal primo gennaio 1983 al 20 settembre 1986.

Era l’epifenomeno di un’altra Italia, più gioiosa e ricca, ma anche proiettata con ottimismo al futuro e che palesava una sensibilità ambientale in crescita esponenziale, approdata alla cancellazione delle centrali nucleari con il referendum abrogativo cui vennero chiamati i cittadini l'8 e il 9 novembre 1987. Oltre un quarto di secolo dopo, il titolo di quel simpatico programma di varietà curiosamente votato allo strip-tease sull’emittente di Stato, che alludeva nel nome al proprio orario di trasmissione in seconda serata, potrebbe essere preso a prestito metaforicamente per l’atto di “togliersi il cappello” e anche per il numero in oggetto, “ventitré”.

Tante sono infatti le amministrazioni comunali italiane destinatarie del premio di Legambiente perché “al cento per cento rinnovabili”, rappresentando "oggi il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale". Comunità locali e contesti territoriali nei quali si compendiano diversi tipi di impianti (fotovoltaici, eolici, geotermici e via dicendo) che riescono a coprire, se non superare, i fabbisogni termici ed energetici dei residenti. L'Italia si sta mettendo dunque nella scia di Paesi come l'Australia, dove ha addirittura luogo una competizione per veicoli alimentati da pannelli fotovoltaici come il "World Solar Challenge", disputato dal 16 al 23 ottobre dello scorso anno.

Particolarmente significativo il riconoscimento al comune di Varna, in provincia di Bolzano, con ben cinque impianti diversi da fonti rinnovabili. Ma sono meritevoli di nota anche la municipalità di Vicchio (Firenze), della quale è stata gratificata la qualità del progetto sulle biomasse forestali, e la Provincia di Roma, invece premiata per l'investimento nella solarizzazione e il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici scolastici.

Sono presenti impianti che producono energia solare in particolare, ed energie alternative in generale, in 95 comuni italiani su cento. Nel breve lasso di tempo di due anni, il numero degli impianti fotovoltaici ha raggiunto quota quattrocentomila, con un’ovvia ricaduta anche sulle amministrazioni comunali censite dalla ricerca: dai 3.190 del 2008 ai 6.993 del 2010, oltre il doppio. Ma non soltanto: parliamo anche di una produzione di energia “verde” che ha sostentato, il dato è del 2011, il 26,6 per cento del consumo elettrico del Belpaese, un valore impensabile anche soltanto fino a qualche lustro fa.

I primi della classe per sensibilità ecologica ed economica, non fosse altro per l’assurdo prezzo raggiunto in Italia dai derivati del greggio per autotrazione, potrebbero essere definiti dei veri e propri campioni di mentalità sostenibile e i loro sindaci, in un’epoca in cui si ragiona di “crescita zero” e di innovazione, realmente chiamati “primi cittadini”.

Spiace soltanto sottolineare (ed è questa la notizia “scabrosa” che dovrebbe far pensare più al vecchio programma tivù “Il cappello sulle ventitré” che a metafore e calembour sul suo nome per onorare un ipotetico miglioramento del senso civico nel nostro Paese), che le amministrazioni pubbliche “italiane” premiate da Legambiente abbiano ben poco in verità di… italiano, almeno da un punto di vista culturale.

Già, perché i ventitré comuni "al cento per cento rinnovabili" non soltanto sono pressoché tutti dislocati agli estremi confini del territorio della Repubblica, ma sono di fatto anche di madrelingua straniera per la stragrande maggioranza. Quali sono? Badia, Dobbiaco, Brunico, Glorenza, Laces, Lasa, Monguelfo, Prato allo Stelvio, Racines, Rasun Anterselva, Silandro, Sluderno, Stelvio, Valdaora, Varna e Vipiteno (sedici in provincia di Bolzano), Morgex, Pollein e Pré Saint Didier (tre in Valle d’Aosta), Cavalese e Fondo (due in provincia di Trento) e Tirano (in provincia di Sondrio). Quest’ultimo è un particolare, un’area di diversità, che la stampa nazionale non ha granché messo in evidenza e che dimostra come la mentalità sostenibile sia ancora in verità patrimonio di culture diverse dalla nostra.

Nelle amministrazioni culturali citate dall'analisi di Legambiente, in sedici si parla il tedesco, in tre la lingua ufficiale è il francese e una è sulla linea di frontiera col cantone svizzero dei Grigioni, non distante da Sankt Moritz. Ecco perché forse, anziché parlare de “Il cappello delle ventitré” per alludere alla “trasgressività” di una cultura ecologica nel nostro Paese, ancora comunque troppo indietro fra gli italiani, con una facile battuta avremmo forse dovuto tirare in ballo il quartiere a luci rosse di Amburgo, la “Street Parade” di Zurigo o il “Moulin Rouge” di Parigi…

rapporto comuni rinnovabili.pdf

Link: http://www.legambiente.it/

Altre Informazioni

  • Categoria: mentalitasportiva.it
  • Sottocategoria: Mentalità Sostenibile
Ultima modifica Mercoledì 18 Aprile 2012 09:48
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