Incuriosita dagli sport di resistenza dove l'uomo, o la donna, entra in competizione con il proprio corpo e il proprio “io£ cercando di dosare energie ed accedendo a risorse a volte sconosciute, ne ho studiato i meccanismi e mi sono persa nel loro funzionamento, ho ascoltato esperienze e vissuti e appreso strumenti e strategie messi in atto per affrontare le lunghe distanze e l'allenamento alla resistenza.
Ho poi cominciato a seguire in modo particolare e più assiduo la Maratona grazie alla partecipazione di un amico-atleta, Luca Moro, alla “Venice Marathon” del 2011. Dopo anni di pratica agonistica in acqua, gareggiando con il Canoa Club Kayak Valstagna, Luca si è tuffato in una nuova avventura e, scoprendo la passione per questa disciplina, si è cimentato nella sua prima competizione sui 42,195 km, classificandosi 232°, con tre ore e quattro minuti come tempo di percorrenza.
Determinazione, sacrificio, obiettivi chiari e misurabili, alimentazione mirata, consapevolezza del proprio corpo e delle proprie sensazioni, dosaggio e recupero delle energie, preparazione fisica e mentale costanti lo stanno accompagnando ai suoi prossimi obiettivi: Roma, a marzo 2012, e Verona, in ottobre.
La Maratona è uno sport cosiddetto “povero”. A meno che l'atleta non abbia uno sponsor che lo sostenga, la passione per questa attività, come per molte altre, lo porta a dover conciliare la vita lavorativa con la preparazione alla competizione. E la vita privata con la stessa. Quaranta ore, e più, di lavoro settimanale, allenamenti quotidiani, una giornata di stacco e poi un weekend dopo l'altro dedicati al raggiungimento degli obbiettivi sportivi.
Tra consigli, suggerimenti, confronti tecnici e training autogeno il tempo viene inghiottito dalla preparazione e le ventiquattro ore giornaliere vengono ritagliate sulla base degli allenamenti. Nell'équipe di lavoro di Luca rientrano oggi due “coach invisibili” e grandi sostenitori della sua attività: Ludovica, la compagna, e Joele, il figlio di due anni che alla domanda “Dov'è il papà?” risponde sorridendo ogni volta “A correre!”.
In che cosa consiste la mentalità sportiva per chi vive di riflesso lo sport nella propria quotidianità? Ludovica lavora e cresce, con Luca, Joele. Compagna e figlio lo seguono, quando possibile, nelle trasferte e lo sostengono nelle sue imprese tra maratone e mezze maratone.
La loro presenza gli consente di alleggerire, in ogni condizione climatica, lo stress rendendo più lucida e consapevole la competizione. “Non sono tutte rose e fiori – afferma Ludovica Bertacco – ma i sacrifici e il tempo rubato vengono appagati dai brividi e dall'emozione che provo quando aspetto lungo il percorso il passaggio di Luca e lo vedo correre verso il traguardo. E quel sorriso è la nostra medaglia d'oro”.
Se la rabbia e il desiderio di rivalsa in alcuni casi possono essere un buon carburante per la prestazione sportiva, la serenità e l'appoggio delle relazioni circostanti possono favorirne la continuità e l'impegno, sostenere il recupero dalle sconfitte e regalare il piacere della condivisione delle vittorie.
Seguendo l'appunto dello psichiatra inglese Ronal David Laing, secondo cui "La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione o un castello", questo nucleo può trasformarsi nella fonte prima di “energia rinnovabile” o nel suo contrario... Tra i sostenitori di “famiglia e figli con sé” e i sostenitori di “famiglia e figli a casa” nelle competizioni la discussione rimane ancora oggi aperta, e tutt'altro che risolta... E, come si usa in questi casi per riappacificare fazioni opposte, l'unica risposta non resta che “ad ognuno il suo”…
Link: http://www.raffaellatoniolo.it
| RUBRICHE: SPORT & DINTORNI... |
By P Web Design Company
|
||
![]() |
La prima "tennis clinic" senza sprechi |
|
| Pochi sanno che tra le colline moreniche del basso Garda, a Castiglione delle... (leggi) | ||
|
||
|
Redazione MS
A Boston colpita anche l'etica sportiva |
||
| Indipendentemente dalle "ragioni", anzi, dal movente che ha spinto uno... (leggi) | ||
|
||
![]() |
||
Martedì 31 Gennaio 2012 04:12
L'esperienza dimostra che non c'è una regola valida per stabilire i "pro" e i "contro" della presenza dei parenti più stretti sul terreno di gara di una Maratona, perché ciascun sportivo fa storia a sé...
Scritto da Raffaella TonioloHo sempre amato lo sport. Praticati tanti da piccola, solo uno a livello agonistico in giovane età, condiviso vittorie e sconfitte di un fratello calciatore professionista, abbandonato la pratica sportiva in adolescenza, come purtroppo accade a tanti giovani, riavvicinata a vent'anni per passione rinnovata e, in età un po' più adulta, per professione.
Altre Informazioni
- Categoria: Psicologia
- Sottocategoria: Valori
Da Raffaella Toniolo
- Svelato il segreto della calma olimpica che ci rende forti nello sport
- In equilibrio su un filo per provare una libertà paragonabile all'amore
- Correre al buio nel deserto: la giusta etica solitaria di Max Calderan
- Quelle prime Olimpiadi un po' scalcinate riaccesero un'antica fiamma
- "Parkour", quando un ostacolo diventa un appiglio e un'opportunità
Galleria immagini
View the embedded image gallery online at:
http://www.mentalitasportiva.it/index.php?option=com_k2&Itemid=124&id=1377&lang=it&view=item#sigProGalleriac862cbc391
http://www.mentalitasportiva.it/index.php?option=com_k2&Itemid=124&id=1377&lang=it&view=item#sigProGalleriac862cbc391




















