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Martedì 17 Gennaio 2012 12:24

Lo psicologo inglese David Johnson indaga il malessere del pallone: più gli atleti sono ricchi e celebrati, più cala la loro motivazione...

Scritto da  Raffaella Toniolo
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Le Le "pedine" bloccate di un calciobalilla metafora del disagio degli sportivi ofantiadi.it


David Johnson, psicologo e membro della British Psychological Society, a seguito di una serie di insuccessi di squadre inglesi ben quotate, ha cominciato a porsi qualche domanda sulla motivazione dei calciatori professionisti e sull'andamento del calcio in generale.
L'articolo viene pubblicato per la prima volta nel corso della stagione calcistica 2005-2006 e riproposto nel 2008. Nelle sue riflessioni si è praticamente chiesto come mai professionisti di alto livello, che dovrebbero essere estremamente motivati, anche solo dal fatto di ricevere migliaia di euro a settimana, in realtà non lo sono.

Il suo interesse sul “malessere motivazionale” si è focalizzato sul calcio di alto livello per due ragioni principali: in primo luogo, perché attira più interesse tra i media e gli sponsor e, in secondo luogo, perché il problema sembra essere più presente fra i giocatori professionisti che giocano in squadre della massima serie.

Chi di noi non ha mai pensato “prendessi quanto guadagnano loro, la motivazione non mi mancherebbe!”? Il problema potrebbe giacere proprio qui. David Johnson parla di un virus e conia il termine “Soccer Virus”, uno strano elemento legato a ricompense esterne, estremamente attivo ed aggressivo, che sta dilagando nel calcio professionistico e sta intaccando lentamente la motivazione dei calciatori professionisti.

Come con i virus, suggerisce di capire il contesto in cui dilaga, i comportamenti a rischio che lo possono diffondere e propone come primo intervento la consapevolezza della sua esistenza per riuscire a sviluppare un ambiente che ne sia immune, o in grado di ridurne l'impatto, e riportare fra i giocatori un senso di passione, di curiosità e di desiderio verso il gioco.

Il tema della motivazione di un individuo, e di un gruppo, è complesso e sarebbe troppo riduttivo, e non realistico, associarlo ad un unico fattore, tuttavia l'afflusso di investimento economico esterno e massiccio degli ultimi anni nel calcio sembra essere uno degli elementi che può aver esacerbato il livello motivazionale di molti professionisti.

La motivazione estrinseca (denaro) ha cominciato ad assumere un livello significativo negli ultimi 30 anni, quando i salari pagati ai calciatori cominciarono ad aumentare marcatamente ed il calcio è diventato un elemento finanziario e commerciale imponente. Più la motivazione è estrinseca, legata cioè a fattori esterni come potrebbe essere il denaro, la celebrità, lo status sociale, più il motore interno che spinge a raggiungere gli obiettivi rischia di perdere in potenza.

È un fattore psicologico che colpisce indistintamente tutti e i calciatori non sono diversi dal resto delle persone. Va ricordato, tuttavia, che personalità, ambiente, storia personale, credenze, atteggiamenti, valori sono tutti elementi rilevanti per la nostra motivazione.

Pietro Trabucchi, psicologo dello sport, illustrando la possibilità di allenare la resilienza, ossia la capacità di gestire lo stress ed affrontare le frustrazioni che si incontrano nel raggiungimento degli obiettivi, parla della “minaccia” della comodità per la motivazione. Sulla base del confronto con un collega, che era stato contattato per una consulenza presso uno dei più grandi e prestigiosi club calcistici italiani, riporta come comodità e livello di prestazione, oltre una certa soglia, seguono un andamento inversamente proporzionale. E la comodità era legata a denaro e tentativi della società di rimuovere il più possibile tutti gli ostacoli ai propri giocatori.

Che fine sta facendo il calcio? Nel 2006 esce in Inghilterra l'articolo su denaro e motivazione, nel 2008 viene riproposto per il dilagarsi del virus, nel 2011 in Italia arriva una nuova ondata di scandali legati al calcio-scommesse, nel 2012 potrebbe esserci all'orizzonte la scoperta che forse un “antidoto” esiste.

Simone Farina, calciatore di serie B, viene premiato a Gubbio (Perugia) con il “Discobolo d'Oro” al merito sportivo. ''Il premio – sottolinea il CSI, in un comunicato – è un riconoscimento che viene concesso soltanto a personaggi che hanno saputo dare lustro ai valori positivi dello sport dentro e fuori dal campo. In Farina, che respingendo un tentativo di corruzione e denunciandolo alla procura federale ha rotto il muro di omertà che circonda il mondo delle scommesse sul calcio, il Centro Sportivo Italiano ha visto un grande segno di speranza per il futuro dello sport, un esempio da valorizzare perché sia contagioso per tutti i giovani impegnati nell'attività sportiva''.

Simone è forse solo più visibile di molti altri. Non si possono tirare indietro le lancette dell'orologio e tornare alle origini del gioco come puro divertimento, ma si può prendere coscienza che esiste un virus e tentare di ristrutturare quello sport che può ancora essere passione per milioni di persone che lo seguono e lo giocano e passione e reddito per chi lo pratica professionalmente.

Link: http://www.bps.org.uk/

Altre Informazioni

  • Categoria: Psicologia
  • Sottocategoria: Valori
Ultima modifica Martedì 17 Gennaio 2012 12:51
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