I primi concorrenti al traguardo non hanno dormito per tre giorni consecutivi, utilizzando dei “micro-sonni” di mezz’ora per riprendere le energie. Ma anche questo richiede allenamento per poter essere messo in pratica senza conseguenze. Tutto ciò, insieme alla capacità di rimanere concentrati fino al traguardo, è una impresa che ha dell’incredibile.

Ne è una dimostrazione ciò che è successo allo svizzero Marco Gazzola, giunto primo all’arrivo, ma poco dopo squalificato per aver sbagliato strada gli ultimi chilometri prima di Courmayeur, saltando il passaggio obbligato al rifugio Bertone. ”Euforico e affaticato per l’impresa compiuta fino a quel momento, ho fatto l’errore di prendere il sentiero sbagliato. Sono io il primo dispiaciuto di questo superficiale abbaglio e condivido la giusta decisione presa dalla giuria di gara”, dichiarerà poco dopo. Incoronato vincitore è quindi il connazionale Jules Henry Gabioud in 79 ore e 58 minuti, che con grande sportività ha voluto Gazzola con lui sul podio.
Ma l’atleta più sorprendente è il quarto classificato assoluto: una donna, l’altoatesina Anne Marie Gross, vincitrice per il secondo anno consecutivo con l’eccezionale tempo di 91 ore e 28’. Nessun italiano ha fatto meglio di lei e la bolzanina è riuscita a sorpassare salita dopo salita numerosi atleti favoriti.
Tanti sono i fattori psicologici che entrano in gioco in prestazioni così estreme. La gestione della fatica non è, come spesso si pensa, un fatto prettamente fisico, ma risulta mediato dalla nostra percezione e dal significato che attribuiamo ai segnali del nostro corpo. Le crisi durante il Trail sono molto comuni, ma differente è come ogni atleta riesce a gestirle. In psicologia questo si chiama “stile di coping”, cioè di come vengono fronteggiate le situazioni stressanti: le percezioni di fatica e dolore innescano emozioni e pensieri che possono far abbandonare la gara o, al contrario, ritrovare ancora più energie per ripartire.
Durante il Trail spesso si è soli e le lunghe ore di corsa, anche di notte, fanno sì che l’atleta abbia molto tempo per pensare. Rimanere prevalentemente concentrati su sensazioni fisiche del proprio corpo, dolori, fame, sonno non solo non aiuta, ma crea un aumento di ansia.
Diverso è invece chi riesce ad utilizzare una strategia “ritmo focale”, cioè di attenzione al proprio ritmo, alla ricerca di una fluidità dei passi, al proprio respiro, oppure di poter essere appagato dal contesto naturale particolarmente affascinante in cui si svolge il Trail: i vincitori, intervistati ogni anno, dichiarano tutti che i magnifici paesaggi che si incontrano lungo la gara forniscono una motivazione aggiuntiva.
Ma in una competizione del genere il grande successo non è vincere, ma partecipare e riuscire a giungere al traguardo. Gianni Savoia, 51enne di Ciriè, ultimo finisher, ce l’ha fatta pochi minuti prima del tempo massimo di 150 ore, accompagnato dai vincitori. Questo è soprattutto lo spirito Trail…
Link: http://www.tordesgeants.it
Courmayeur.
Lo sport italiano è reduce dalla seconda edizione del “Tor des Géants”, il Trail considerato “il più duro al mondo”: quasi 500 concorrenti di 23 nazioni hanno sfidato la fatica, la mancanza di sonno, vesciche ai piedi, percorrendo in un’unica tappa 320 km e 24.000 metri di dislivello attivo attorno al Monte Bianco.
Tra il gran successo della gara e la soddisfazione degli organizzatori non sono mancati i colpi di scena, così come le molte dimostrazioni di solidarietà e correttezza sportiva. Per partecipare ad una gara così lunga e impegnativa la preparazione fisica è importante, ma ancora più fondamentale risulta l’atteggiamento mentale con il quale si affronta una simile impresa. La capacità di darsi continuamente obiettivi, di utilizzare la giusta strategia e ancora di più la capacità di tollerare e gestire l’assenza di sonno, uniti alla fatica.
I primi concorrenti al traguardo non hanno dormito per tre giorni consecutivi, utilizzando dei “micro-sonni” di mezz’ora per riprendere le energie. Ma anche questo richiede allenamento per poter essere messo in pratica senza conseguenze. Tutto ciò, insieme alla capacità di rimanere concentrati fino al traguardo, è una impresa che ha dell’incredibile.
Ne è una dimostrazione ciò che è successo allo svizzero Marco Gazzola, giunto primo all’arrivo, ma poco dopo squalificato per aver sbagliato strada gli ultimi chilometri prima di Courmayeur, saltando il passaggio obbligato al rifugio Bertone. ”Euforico e affaticato per l’impresa compiuta fino a quel momento, ho fatto l’errore di prendere il sentiero sbagliato. Sono io il primo dispiaciuto di questo superficiale abbaglio e condivido la giusta decisione presa dalla giuria di gara”, dichiarerà poco dopo.
Incoronato vincitore è quindi il connazionale Jules Henry Gabioud in 79 ore e 58 minuti, che con grande sportività ha voluto Gazzola con lui sul podio.
Ma l’atleta più sorprendente è il quarto classificato assoluto: una donna, l’altoatesina Anne Marie Gross, vincitrice per il secondo anno consecutivo con l’eccezionale tempo di 91 ore e 28’. Nessun italiano ha fatto meglio di lei e la bolzanina è riuscita a sorpassare salita dopo salita numerosi atleti favoriti.
Tanti sono i fattori psicologici che entrano in gioco in prestazioni così estreme. La gestione della fatica non è, come spesso si pensa, un fatto prettamente fisico, ma risulta mediato dalla nostra percezione e dal significato che attribuiamo ai segnali del nostro corpo. Le crisi durante il Trail sono molto comuni, ma differente è come ogni atleta riesce a gestirle. In psicologia questo si chiama “stile di coping”, cioè di come vengono fronteggiate le situazioni stressanti: le percezioni di fatica e dolore innescano emozioni e pensieri che possono far abbandonare la gara o, al contrario, ritrovare ancora più energie per ripartire.
Durante il Trail spesso si è soli e le lunghe ore di corsa, anche di notte, fanno sì che l’atleta abbia molto tempo per pensare. Rimanere prevalentemente concentrati su sensazioni fisiche del proprio corpo, dolori, fame, sonno non solo non aiuta, ma crea un aumento di ansia.
Diverso è invece chi riesce ad utilizzare una strategia “ritmo focale”, cioè di attenzione al proprio ritmo, alla ricerca di una fluidità dei passi, al proprio respiro, oppure di poter essere appagato dal contesto naturale particolarmente affascinante in cui si svolge il Trail: i vincitori, intervistati ogni anno, dichiarano tutti che i magnifici paesaggi che si incontrano lungo la gara forniscono una motivazione aggiuntiva.
Ma in una competizione del genere il grande successo non è vincere, ma partecipare e riuscire a giungere al traguardo. Gianni Savoia, 51enne di Ciriè, ultimo finisher, ce l’ha fatta pochi minuti prima del tempo massimo di 150 ore, accompagnato dai vincitori. Questo è soprattutto lo spirito Trail…
Link: http://www.tordesgeants.it
Valori: Spirito di sacrificio, passione, determinazione
Lo sport italiano è reduce dalla seconda edizione del “Tor des Géants”, il Trail considerato “il più duro al mondo”: quasi 500 concorrenti di 23 nazioni hanno sfidato la fatica, la mancanza di sonno, vesciche ai piedi, percorrendo in un’unica tappa 320 km e 24.000 metri di dislivello attivo attorno al Monte Bianco.
Tra il gran successo della gara e la soddisfazione degli organizzatori non sono mancati i colpi di scena, così come le molte dimostrazioni di solidarietà e correttezza sportiva. Per partecipare ad una gara così lunga e impegnativa la preparazione fisica è importante, ma ancora più fondamentale risulta l’atteggiamento mentale con il quale si affronta una simile impresa. La capacità di darsi continuamente obiettivi, di utilizzare la giusta strategia e ancora di più la capacità di tollerare e gestire l’assenza di sonno, uniti alla fatica.
I primi concorrenti al traguardo non hanno dormito per tre giorni consecutivi, utilizzando dei “micro-sonni” di mezz’ora per riprendere le energie. Ma anche questo richiede allenamento per poter essere messo in pratica senza conseguenze. Tutto ciò, insieme alla capacità di rimanere concentrati fino al traguardo, è una impresa che ha dell’incredibile.
Ne è una dimostrazione ciò che è successo allo svizzero Marco Gazzola, giunto primo all’arrivo, ma poco dopo squalificato per aver sbagliato strada gli ultimi chilometri prima di Courmayeur, saltando il passaggio obbligato al rifugio Bertone. ”Euforico e affaticato per l’impresa compiuta fino a quel momento, ho fatto l’errore di prendere il sentiero sbagliato. Sono io il primo dispiaciuto di questo superficiale abbaglio e condivido la giusta decisione presa dalla giuria di gara”, dichiarerà poco dopo.
Incoronato vincitore è quindi il connazionale Jules Henry Gabioud in 79 ore e 58 minuti, che con grande sportività ha voluto Gazzola con lui sul podio.
Ma l’atleta più sorprendente è il quarto classificato assoluto: una donna, l’altoatesina Anne Marie Gross, vincitrice per il secondo anno consecutivo con l’eccezionale tempo di 91 ore e 28’. Nessun italiano ha fatto meglio di lei e la bolzanina è riuscita a sorpassare salita dopo salita numerosi atleti favoriti.
Tanti sono i fattori psicologici che entrano in gioco in prestazioni così estreme. La gestione della fatica non è, come spesso si pensa, un fatto prettamente fisico, ma risulta mediato dalla nostra percezione e dal significato che attribuiamo ai segnali del nostro corpo. Le crisi durante il Trail sono molto comuni, ma differente è come ogni atleta riesce a gestirle. In psicologia questo si chiama “stile di coping”, cioè di come vengono fronteggiate le situazioni stressanti: le percezioni di fatica e dolore innescano emozioni e pensieri che possono far abbandonare la gara o, al contrario, ritrovare ancora più energie per ripartire.
Durante il Trail spesso si è soli e le lunghe ore di corsa, anche di notte, fanno sì che l’atleta abbia molto tempo per pensare. Rimanere prevalentemente concentrati su sensazioni fisiche del proprio corpo, dolori, fame, sonno non solo non aiuta, ma crea un aumento di ansia.
Diverso è invece chi riesce ad utilizzare una strategia “ritmo focale”, cioè di attenzione al proprio ritmo, alla ricerca di una fluidità dei passi, al proprio respiro, oppure di poter essere appagato dal contesto naturale particolarmente affascinante in cui si svolge il Trail: i vincitori, intervistati ogni anno, dichiarano tutti che i magnifici paesaggi che si incontrano lungo la gara forniscono una motivazione aggiuntiva.
Ma in una competizione del genere il grande successo non è vincere, ma partecipare e riuscire a giungere al traguardo. Gianni Savoia, 51enne di Ciriè, ultimo finisher, ce l’ha fatta pochi minuti prima del tempo massimo di 150 ore, accompagnato dai vincitori. Questo è soprattutto lo spirito Trail…
Link: http://www.tordesgeants.it
Valori: Spirito di sacrificio, passione, determinazione


















