Molti nella sua situazione avrebbero abbandonato carriera ed ambizioni: Assunta no, non soltanto non ha smesso di scendere in pedana, ma ha addirittura raddoppiato, cimentandosi costantemente in un’altra specialità dell’Atletica, il Lancio del Giavellotto, in cui nel tempo si sono affermati sportivi e sportive scandinavi come "Trine" Hattestad e Andreas Thorkildsen.
I risultati nelle prime gare paralimpiche disputate le hanno dato ragione: record del mondo polverizzato con un lancio del peso a 13,27 metri (il precedente primato era 11,84!) e primato italiano nel giavellotto a 30,37 metri. Tra pochi mesi arrivano le Olimpiadi di Londra, le seconde per Assunta, le prime da paralimpica; nel Lancio del Peso partirà da favorita, un ruolo che non le toglie il sonno. Con la sua mentalità sportiva, non è utopia pensare che la Legnante possa rispettare i pronostici, magari pure con un nuovo record del mondo.
Personalmente, che cosa intendi per ”mentalità sportiva" e che idea ne hai, soprattutto se applicata anche alla vita quotidiana?
Credo sia una giusta combinazione di due concetti fondamentali: il non mollare mai, anche in situazioni difficili ed in cui tenere duro a volte può sembrare quasi impossibile, e l’essere umili, nello sport ma anche nella vita quotidiana.
In quale momento della tua carriera sportiva ritieni di averne dato maggior sfoggio?
Per quanto riguarda l’umiltà, di cui si parlava poc’anzi, quella è stata una costante di tutta la mia carriera. L’altro aspetto, quella della tenacia, della determinazione, della motivazione, della forza di volontà, sicuramente ha avuto il suo apice quando si è materializzato il mio problema agli occhi: ecco, proprio in quel frangente non mi sono arresa, anzi, ho pensato che questo non poteva che essere il trampolino per una nuova vita sportiva.
Nella tua esperienza personale, ti è servito avere questo tipo di approccio? In caso affermativo, in quali occasioni e perché?
Sì, certo, avere una forte convinzione nei miei mezzi, sentirmi mentalmente forte mi ha aiutato perché nelle difficoltà sapevo a cosa appoggiarmi. Le situazioni in cui mettere in campo questa dote non mancavano, in gara devi sempre essere pronta e svelta nel superare gli ostacoli o le difficoltà che immancabilmente ti si parano davanti. Soprattutto nelle competizioni più importanti, questo approccio fa la differenza in positivo.
Dicendo “mentalità sportiva”, quale disciplina dello sport o specifica dimensione o attività dell’uomo ti viene spontaneamente in mente, Atletica esclusa?
Tutti gli sport a livello individuale richiedono una grande “qualità mentale”, perché poi alla fine in gara ti ritrovi da sola. Negli sport di squadra può essere che tu abbia una giornata no, in cui non stai dando il massimo, ma hai i tuoi compagni di team che possono sopperire a questa lacuna. Negli sport individuali se non sei al massimo della concentrazione, se non sei al top anche fisicamente rischi di buttare all’aria un anno di allenamentil, a volte pure quattro, se pensiamo al periodo che intercorre tra un’Olimpiade ed un’altra.
C'è qualcosa che invidi agli sport di gruppo o qualcosa che la tua specialità non ti ha potuto offrire?
Il mio sport mi ha dato tutto, non avrei potuto chiedere di più. E non invidio proprio nulla agli sport di squadra, se non i soldi… (Assunta Legnante ride fragorosamente, ndr)
Ci sono aree, regioni o città nel mondo che, secondo te, sono più dotate di altre di cultura sportiva? Se sì, quali e perché?
Se parliamo di cultura sportiva, Germania e Stati Uniti sono un gradino sopra tutti. Soprattutto gli americani hanno a mio avviso la giusta impostazione: se hai meriti sportivi le scuole ed i college fanno carte false per aiutarti nello studio, lì sport e scuola vanno a braccetto, mentre se pensiamo al nostro bel Paese, se sei un atleta pare quasi che i professori siano pieni d’invidia, facciano di tutto per metterti i bastoni tra le ruote… In Italia non sono pochi i casi di potenziali campioni che desistono per la miriade di ostacoli che burocrazia ed istituzioni disseminano sulla loro strada verso il professionismo.
L'atleta conserva un'immagine sostanziale di sport esente da doping, a parte qualche velocista, purtroppo anche di valore mondiale, beccato con le dita nella marmellata. Ritieni che siano stati casi isolati o invece dobbiamo sempre aspettarci qualche nuovo caso?
Il doping è una brutta piaga, e purtroppo stiamo parlando di un fenomeno a diffusione mondiale. Personalmente, ritengo che c’è sempre il furbetto del quartierino pronto a farsi gioco di tutto e tutti, pur di vincere una gara o un alloro olimpico, perciò credo che le varie Federazioni facciano bene a non abbassare la guardia, anzi, credo che per uno beccato in flagrante ce ne siano tanti altri che la fanno franca perciò auspico controlli sempre più severi e mirati per scovare i disonesti.
Tu sei stata anche capitana della Nazionale Italiana ai Campionati Europei indoor del 2007. Ci racconti questa esperienza? Come ti sei trovata a gestire da leader un gruppo di atleti così variegato?
In quella manifestazione, a Birmingham, ho vinto l’oro ed ho visto tanti altri azzurri salire sul podio. Nel caso specifico la mia vittoria ha assunto un valore ancora più significativo: non solo ho ripagato appieno la stima, la fiducia e l’onore per il ruolo che la Federazione ha riposto in me, ma ho certamente contribuito a dare ancora più stimoli a chi è sceso in pista dopo di me. Perciò posso orgogliosamente dire che ho sentito un po’ anche miei tutti i podi dei compagni e compagne di Nazionale.
Durante la tua lunga carriera hai avuto problemi con qualche allenatore o compagna? Quanto influisce un rapporto sereno con chi ti sta accanto sull'esito della gara?
Con gli allenatori qualche disguido, qualche veduta differente è nell’ordine naturale delle cose, mi stupirei se i rapporti fossero sempre idilliaci, ma niente di tutto questo ha mai nemmeno minimamente influito sulle mie prestazioni. Con le compagne le occasioni di attrito sono ancor meno giustificabili, non ho ricordi di una benché minima discussione. Ho sempre cercato prima di tutto la serenità fuori dalla pedana perché ritengo fondamentale essere mentalmente tranquilla per poter dare il 100 per cento di me stessa quando entro in gara.
Ci racconti le tue sensazioni dopo aver scoperto di aver battuto il record del mondo?
Una strana sensazione, se devo essere sincera: mi rendo conto di pensare, ragionare in maniera lucida come se ancora ci vedessi, perciò 13 metri del mio record mondiale da cieca contro i 19 del mio record da vedente sono una bella differenza. D'altro canto immagino che col passare del tempo entrerò sempre più nel ruolo di atleta cieca, rendendomi conto che queste a cui ho lanciato siano già misure spettacolari per una non vedente, dunque credo che le emozioni scatteranno di conseguenza con questa nuova consapevolezza.
Oltre al Lancio del Peso anche nel Lancio del Giavellotto stai ottenendo ottimi risultati, visto che hai polverizzato il record italiano. Conti di arrivare ad altri primati anche in questa specialità?
Non è infrequente che un atleta si cimenti in due specialità, di solito le accoppiate sono 100 e 200 metri oppure 5.000 e 10.000 metri o ancora Salto in Lungo e velocità. Col peso solitamente la specialità abbinata è il disco, l'accoppiata peso-giavellotto è molto inusuale. Tuttavia, mi sono sempre trovata bene con quest'attrezzo, forse per la mia fluidità di movimento. I risultati mi stanno dando ragione, anche da non vedente provo belle sensazioni ad ogni lancio ed ottimi risultati, perché il mio recente record italiano è anche la sesta misura mondiale dell'anno. Spero che il giavellotto sia inserito come specialità alle Olimpiadi di Londra, in tal caso state certi che io ci sarò a giocarmi una gara da protagonista.
Il tuo mito di sempre?
Sembrerà strano, ma non ho un mito.
Qual è il tuo motto nella vita?
Da quando sono diventata cieca il mio motto è: "la cecità non è una condanna fisica, ma una condanna mentale".
Link:
Pagina Wikipedia di Assunta Legnante: http://it.wikipedia.org/wiki/Assunta_Legnante




















