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Venerdì 16 Marzo 2012 15:58

"Volvo Ocean Race", sulle pericolose onde dei "Quaranta Ruggenti" e "Cinquanta Urlanti" nell'oceano Pacifico fra Auckland e il Brasile

Scritto da  Maria Cristina Caccia
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Il ponte di Il ponte di "Groupama" spazzato dalle onde del Pacifico meridionale


Navigare nelle acque e nelle condizioni più dure del pianeta è una fonte di ispirazione e di timore per i sei team della "Volvo Ocean Race", che conoscono bene i pericoli dei mari del sud e che pure non vedono l’ora di confrontarsi con la tappa “mitica” del giro del mondo a vela. La quinta tappa, che partirà domenica 18 marzo alle due della notte (ora italiana), vedrà uomini e barche spinti al limite, spesso oltre il limite, quando i team affronteranno onde enormi, venti fortissimi sulla rotta da Auckland a Itajaì, in Brasile. “Sono luoghi che meritano molto rispetto,” ha detto Neal McDonald, watch captain dell'imbarcazione "Team Telefónica. “Scalare l’Everest non è una cosa priva di rischi o particolarmente divertente, ma per le persone è una sfida irresistibile, e per noi i mari del sud sono lo stesso".
I sei team saranno lontani da ogni forma di civiltà, navigheranno nei famosi "Quaranta Ruggenti" e "Cinquanta Urlanti", dove il vento soffia per giorni interi oltre i 40 nodi e le condizioni sono davvero “cattive”. Questa tappa segnerà anche il ritorno alla rotta tradizionale, che ha fatto la storia di tante "Whitbread Round the World Race".

“Ci si spinge all’estremo e navigare in quei posti è incredibile”, dice Rob Salthouse, timoniere di "Camper with Emirates Team New Zealand". “È come ritornare allo spirito avventuroso della 'Whitbread'”. E Ian Walker, skipper di "Abu Dhabi Ocean Racing", aggiunge: “Stiamo tutti pensando alla prossima tappa, è un classico della 'Volvo Ocean Race'. Bisogna stare allerta, può essere pericoloso ma allo stesso tempo un’esperienza incredibile”.

Stu Bannatyne ,co-skipper di "Camper", non è certo inesperto di questi mari, avendo corso non meno di cinque edizioni della regata . “È la parte più estrema della regata. Si va veloci e ci sono delle belle onde su cui surfare. È quello che i velisti amano fare di più. È un richiamo fortissimo”. Malgrado la sua esperienza Bannatybe è convinto che la navigazione oggi presenti pericoli maggiori che in passato. “Oggi è più pericoloso perché le barche sono più veloci. Quando ci si 'ingavona' o ci sono masse enormi d’acqua in coperta, il rischio di farsi male c’è. Dobbiamo preoccuparci della sicurezza degli uomini e delle barche”.

Durante le 6.700 miglia della quinta tappa, gli skipper affronteranno onde altissime, superiori ai 10 metri e venti fino ai 60 nodi, passando anche Point Nemo, il luogo più remoto del pianeta, distante oltre 2.000 miglia da qualsiasi terra abitata e che ha tale nome in omaggio allo scrittore francese Giulio Verne. Il veterano della regata Tony Rae, timoniere di "Camper", ha già quattro “giri” sulle spalle e ritiene che questa sia la sfida maggiore per la flotta della "Volvo Ocean Race". “Si naviga in posti dove il rispetto per le condizioni meteo è imperativo. L’aria è fredda, il vento più forte e anche la temperatura dell’acqua è molto bassa. Ci si veste più pesante e quindi è più difficile muoversi, ci si mette di più a vestirsi, a entrare e uscire dalla cuccetta. Sono tutte cose che hanno un peso sul fisico”.

Il potenziale pericolo di masse di ghiaccio che si staccano dalla banchisa dell’Antartide hanno costretto gli organizzatori a definire una linea dei ghiacci che impedisce ai team di spingersi troppo a sud, navigando in acque molto pericolose. “Ho visto aree con ghiaccio molto estese e il limite ci preserva dal pericolo. Bisogna sempre tenere conto del tempo che può essere imprevedibile. Ho navigato in tempeste di neve nel buio più completo, è abbastanza dura…”.

Dopo la navigazione negli oceani meridionali, la flotta dovrà doppiare il famoso e famigerato Capo Horn, uno dei luoghi più pericolosi del mondo, dove milioni di tonnellate d’acqua vengono spinte a forza in uno stretto canale fra l’Antartide e il sud America. “Per chi passa per la prima volta, Capo Horn sarà un momento topico”, ha detto Ian Walker, “giacché per un velista è come scalare l’Everest”.

Una sfida davvero all’ultimo respiro. Un parallelo con i giganti del pianeta, da un lato l’Everest, imponente vetta tra le più alte al mondo e, dall’altro l’Oceano, sulle cui acque galleggia una parte delle terre emerse, che saranno spettatrici di una attraversata leggendaria, mentre l’uomo dà prova di sé e della spinta a superare se stesso e il senso del proprio limite.

Una grande prova di coraggio e determinazione. Un percorso epico. L’adrenalina confonderà le idee e diverrà nettare per questi campioni che, letteralmente immersi nel memorabile evento, somiglieranno più a divinità del mare che a immanenti creature dell’universo. Buona fortuna!

Link: http://www.volvooceanrace.com

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  • Categoria: Sport
  • Sottocategoria: SportNews
Ultima modifica Venerdì 16 Marzo 2012 16:10
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