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Venerdì 04 Maggio 2012 13:41

Con Alexander Oen si spegne la speranza di una Norvegia migliore?

Scritto da  Matteo Brama
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Il campione scandinavo di Nuoto aveva quasi 27 anni Il campione scandinavo di Nuoto aveva quasi 27 anni



La nera falce ha fatto un'altra vittima: Alexander Dale Oen, il campione del mondo di Nuoto, è stato stroncato lunedì sera, 30 aprile, da un arresto cardiaco a Flagstaff, in Arizona, dove si stava allenando per le Olimpiadi con i compagni di squadra.

Era giovane e fortissimo, Alexander: un fisico perfetto ed un concentrato di grinta e determinazione vincenti: tra venti giorni avrebbe compiuto 27 anni e ora ci si interroga sulla nuova morte di un nuotatore in attività dopo quella dell'americano Fran Crippen, deceduto in gara nell'ottobre 2010.

Ci si interroga su tante cose, sul perché queste fresche vite vengano strappate alla terra e ripetere "dii amant quis moritur iuvenis" (“è caro agli Dei chi muore da giovane”) rimane un inutile anche se consolatorio refrain: una sentenza obsoleta, forse, ma ancora in grado di asciugare le lacrime del mondo. Ci si chiede come intervenire, come prevenire, a quali aspetti dell'agonismo dare la precedenza.

Prima del malore, il campione scandinavo aveva giocato a Golf e poi aveva parlato su Skype con la famiglia, ma non c'era stato nessun segnale di un possibile malore. È stato un compagno di squadra a trovarlo riverso sul pavimento del bagno. Inutili i soccorsi immediati: Oen è stato dichiarato morto in ospedale intorno alle 21.

Il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg, rivolgendo il suo pensiero a familiari e amici dello sfortunato giovane, ha scritto su Twitter che "Dale era un grande sportivo per un piccolo Paese".

L'atleta era considerato un eroe nazionale per la medaglia d'oro ai Campionati Mondiali di Shanghai dello scorso anno nei 100 Rana, vittoria che aveva dedicato ai 77 morti delle stragi compiute dall'estremista Anders Breivik a Oslo e Utoya appena tre giorni prima.

Le sue parole avevano ridato speranza a tutta la Nazione scandinava: "In un momento come questo per la Norvegia c'è bisogno di sentirsi uniti", baciava la medaglia e gli si riempivano gli occhi di lacrime. Gli eroi purtroppo non vivono a lungo, l'assurdità del destino lo ha consacrato un mito e tale resterà per i norvegesi e per lo sport. Un nuovo eroe troppo giovane.

Non è passato neppure un anno ed ora siamo noi a commuoverci a soffrire per la sua prematura scomparsa. Si dice sempre "non dimentichiamo", impariamo dagli errori, proteggiamo lo sport dai mostri... ma che cosa viene fatto davvero?

E' una fatale casualità oppure c'è qualcosa di diabolico in questo ingranaggio che fabbrica atleti sempre più potenti, vere macchine per la vittoria, perfettamente costruite, programmate per l'oro, ma destinate ad un percorso così breve?

Alexander ha coperto con ampie bracciate 100 metri di vita in cambio di un'eternità di gloria ottenuta con una morte ingiusta. Ne vale davvero la pena?

Link: http://www.alexanderdaleoen.com/ e http://www.norway.no/

 

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  • Sottocategoria: Verso Londra 2012
Ultima modifica Venerdì 04 Maggio 2012 15:03
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