Lunedì 21 Maggio 2012 16:14

L'appello e il ricordo personale di Pietro Mennea: quarant'anni dopo, i Giochi ricordino le vittime del terrorismo alle Olimpiadi di Monaco

Scritto da  Lorenzo Fabiano
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I volti degli undici sportivi israeliani rimasti uccisi il 26 agosto e 6 settembre 1972 I volti degli undici sportivi israeliani rimasti uccisi il 26 agosto e 6 settembre 1972


Tra pochi mesi saranno trascorsi quarant’anni dal giorno in cui il sangue terrorista lasciò un macchia indelebile sullo sport durante la sua espressione più significativa e nobile, i Giochi Olimpici: la XX Olimpiade si aprì a Monaco di Baviera il 26 agosto del 1972, e pochi giorni dopo fu triste teatro di un massacro. Un commando palestinese dell’organizzazione “Settembre Nero” penetrò nel villaggio olimpico riuscendo, dopo ore di estenuanti trattative ed un maldestro tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca, a sterminare 11 atleti israeliani.

I fedayn fecero irruzione in piena notte, in cui rimasero uccisi subito due atleti: Moshe Weinberg e Yossef Romano. La tragica notizia si diffuse subito per tutto il villaggio ma, vergognosamente, nessuno sospese le gare. I tedeschi misero in piedi un'unità di crisi composta dal capo della polizia di Monaco, Manfred Schreiber, dal Ministro federale degli Interni, Hans-Dietrich Genscher, e dal ministro degli Interni della Baviera, Bruno Merk.

Il cancelliere federale, Willy Brandt, contattò immediatamente il primo ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La posizione del governo di Israele fu fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Dopo ore di infruttuose trattative ed ipotesi di liberazione fu deciso di trasferire gli ostaggi per tentare di liberarli in aeroporto, dove una lunga serie di negligenze ed errori di valutazione portarono alla morte di tutti i 9 ostaggi superstiti, di 5 terroristi e di un poliziotto tedesco.

All’1:30 del 6 settembre 1972 tutto era tragicamente concluso. Anche lo sport... Una solenne cerimonia commemorativa si tenne presso lo Stadio Olimpico. Tutte le nazioni partecipanti, tranne l'Unione Sovietica e gli Stati Arabi, osservarono la disposizione di mettere le bandiere a mezz'asta. Da tutte le parti si chiese l'interruzione dei Giochi, ma l’allora presidente del CIO Avery Brundage si oppose, dichiarando che il Comitato Olimpico Internazionale non poteva farsi ricattare da un pugno di terroristi.

Quarant’anni dopo quei tragici giorni, lo sport si ritrova a Londra per un’altra olimpiade. Pietro Mennea a Monaco c’era e vi conquistò una prestigiosa medaglia di bronzo nella finale dei 200 metri. Da vero campione anche fuori dalla pista, si è sempre dimostrato uomo attento e sensibile a temi scomodi che esulano il gesto atletico. L’azzurro, oggi avvocato di successo, non ha mai dimenticato quanto accadde: quel dolore se l’è tenuto dentro per anni ed in vista dell’appuntamento olimpico di Londra ha deciso di uscire allo scoperto rivolgendo un appello al presidente del CIO, al Primo Ministro inglese, e al presidente del comitato organizzatore, del quale ha parlato: “Ho deciso di rivolgermi a Jacques Rogge, David Cameron e Sebastian Coe, perché credo che ricordare le undici vittime di quella strage non sia un atto politico, ma un’iniziativa di grande civiltà umana che dimostrerebbe quanto lo sport olimpico e i suoi valori siano importanti per la società”.

Secondo Mennea, che ne ha parlato al recente festival "èStoria" di Gorizia, è arrivato il momento di riconoscere ed ammettere che allora il CIO e tutti gli atleti furono travolti da quel tragico evento, e forse non fu fatto abbastanza per onorare le giovani vite spezzate di quegli atleti israeliani. Nel suo appello, Pietro chiede che proprio a Londra in occasione del quarantesimo anniversario venga organizzata una cerimonia che li ricordi. Basterebbe poco, anche un minuto di silenzio in cui vengano scanditi i loro nomi per rendere loro il giusto riconoscimento per non dimenticare... L’ex sprinter di Barletta rafforza la sua richiesta sostenendo che “questo non sarebbe un atto politico, ma anzi, un’iniziativa di grande civiltà umana e giuridica, e la dimostrazione di come lo sport deve e può superare ogni ostilità e contrapposizione”.

Speriamo che il suo accorato appello non cada nel vuoto e venga raccolto dalla massima autorità sportiva in occasione dei giochi mostrando ora quella sensibilità che invece non mostrò completamente quarant’anni fa. A Pietro Mennea, come agli altri grandi protagonisti del romanzo olimpico, è stata recentemente dedicata una fermata della metropolitana londinese. Per la sua iniziativa, noi invece gli mettiamo al collo un' ideale medaglia d’oro quale campione di mentalità sportiva: forse, senza peccare di presunzione, sarebbe quella più bella...


Lettera.pdf

Link: http://www.london2012.com/ e http://www.olympic.org/munich-1972-summer-olympics

 

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  • Categoria: mentalitasportiva.it
  • Sottocategoria: Verso Londra 2012
Ultima modifica Venerdì 08 Giugno 2012 15:48
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