Il cancelliere federale, Willy Brandt, contattò immediatamente il primo ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La posizione del governo di Israele fu fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Dopo ore di infruttuose trattative ed ipotesi di liberazione fu deciso di trasferire gli ostaggi per tentare di liberarli in aeroporto, dove una lunga serie di negligenze ed errori di valutazione portarono alla morte di tutti i 9 ostaggi superstiti, di 5 terroristi e di un poliziotto tedesco.
All’1:30 del 6 settembre 1972 tutto era tragicamente concluso. Anche lo sport... Una solenne cerimonia commemorativa si tenne presso lo Stadio Olimpico. Tutte le nazioni partecipanti, tranne l'Unione Sovietica e gli Stati Arabi, osservarono la disposizione di mettere le bandiere a mezz'asta. Da tutte le parti si chiese l'interruzione dei Giochi, ma l’allora presidente del CIO Avery Brundage si oppose, dichiarando che il Comitato Olimpico Internazionale non poteva farsi ricattare da un pugno di terroristi.
Quarant’anni dopo quei tragici giorni, lo sport si ritrova a Londra per un’altra olimpiade. Pietro Mennea a Monaco c’era e vi conquistò una prestigiosa medaglia di bronzo nella finale dei 200 metri. Da vero campione anche fuori dalla pista, si è sempre dimostrato uomo attento e sensibile a temi scomodi che esulano il gesto atletico. L’azzurro, oggi avvocato di successo, non ha mai dimenticato quanto accadde: quel dolore se l’è tenuto dentro per anni ed in vista dell’appuntamento olimpico di Londra ha deciso di uscire allo scoperto rivolgendo un appello al presidente del CIO, al Primo Ministro inglese, e al presidente del comitato organizzatore, del quale ha parlato: “Ho deciso di rivolgermi a Jacques Rogge, David Cameron e Sebastian Coe, perché credo che ricordare le undici vittime di quella strage non sia un atto politico, ma un’iniziativa di grande civiltà umana che dimostrerebbe quanto lo sport olimpico e i suoi valori siano importanti per la società”.
Secondo Mennea, che ne ha parlato al recente festival "èStoria" di Gorizia, è arrivato il momento di riconoscere ed ammettere che allora il CIO e tutti gli atleti furono travolti da quel tragico evento, e forse non fu fatto abbastanza per onorare le giovani vite spezzate di quegli atleti israeliani. Nel suo appello, Pietro chiede che proprio a Londra in occasione del quarantesimo anniversario venga organizzata una cerimonia che li ricordi. Basterebbe poco, anche un minuto di silenzio in cui vengano scanditi i loro nomi per rendere loro il giusto riconoscimento per non dimenticare... L’ex sprinter di Barletta rafforza la sua richiesta sostenendo che “questo non sarebbe un atto politico, ma anzi, un’iniziativa di grande civiltà umana e giuridica, e la dimostrazione di come lo sport deve e può superare ogni ostilità e contrapposizione”.
Speriamo che il suo accorato appello non cada nel vuoto e venga raccolto dalla massima autorità sportiva in occasione dei giochi mostrando ora quella sensibilità che invece non mostrò completamente quarant’anni fa. A Pietro Mennea, come agli altri grandi protagonisti del romanzo olimpico, è stata recentemente dedicata una fermata della metropolitana londinese. Per la sua iniziativa, noi invece gli mettiamo al collo un' ideale medaglia d’oro quale campione di mentalità sportiva: forse, senza peccare di presunzione, sarebbe quella più bella...
Lettera.pdfLink: http://www.london2012.com/ e http://www.olympic.org/munich-1972-summer-olympics



